Se le comprendiamo, le tasse smettono di essere un solo un peso. Crescendo, nessuno ci insegna perchè esistono e perchè le paghiamo finchè non ci troviamo a doverle versare. Alla fine dei conti, le tasse sono un piccolo prezzo a confronto di quanto riceviamo in cambio, basta leggere tra le righe
Dopo il diploma, forse, c’è il primo confronto di ognuno di noi con le tasse: quelle universitarie. Poi, dopo la laurea, si entra nel mondo del lavoro (si spera) e si inizia a ricevere uno stipendio e in contemporanea si inizia a sentir parlare di contributi, ritenute, modello unico e così via. Ma perché? E perché nessuno ce ne parla o ci spiega tutto prima di trovarci di fronte a queste cose?
È un argomento ricorrente, si sente spesso in televisione, nelle trasmissioni di opinione; se ne lamentano tutti, eppure nessuno propone una soluzione. Spieghiamo quindi le tasse e, prima di tutto, spieghiamo il perché esistono e le paghiamo. Partirò dalle origini più remote, ma poi farò un salto in avanti importante. La storia nel mezzo la approfondirete se vi fa piacere.
In questo post
- Perché si pagano le tasse
- Ma quindi ste tasse? Ci arrivo.
- Un abbonamento annuale allo stato
- Si ma tutto questo chi lo paga?
- C’è anche il privato, ma non per tutto (e tutti)
- E veniamo al punto
Tempo di lettura: 7 minuti
Perché si pagano le tasse
Noi siamo animali sociali, nel senso che l’essere umano è un animale che vive in società.
Stare in gruppo ci permette di dividerci le fatiche e di godere delle vittorie degli altri. Se il mio amico trasloca, condivido con lui la fatica di trasportare pacchi, scatole e materassi. Se il mio amico diventa ricco, mi porta in vacanza con lui (spero). Insomma, lo stare insieme porta vantaggi e svantaggi, benefici e sacrifici. Per sostenere i sacrifici però occorre pagarli. E qui entrano in gioco le tasse.
Il vivere insieme nel tempo si è evoluto. Da semplici relazioni sociali, che coltiviamo ogni giorno con la famiglia e il gruppo di amici, si è trasformato in qualcosa di complesso e articolato: la società, la nazione, lo Stato, l’Unione Europea e così via. Il vivere insieme si è ingigantito perché l’unione fa la forza.
Ma quindi ste tasse? Ci arrivo.
Hai presente quando c’è il compleanno di un’amica o amico e si fa colletta per comprare il regalo? Quella colletta è una tassa. Ognuno mette il suo, contribuisce a comprare il regalo. Perché se ognuno comprasse il regalo da sola o solo, il risultato sarebbero tanti regali pessimi. Mettendoci insieme si compra un unico regalo, da parte di tutte e tutti, più bello e migliore.
Quando vai in vacanza con le amiche o gli amici affitti una casa o una piazzola del campeggio e dividi la spesa con chi è in vacanza con te. La quota che metti è una tassa. Certo, avreste potuto andare in albergo e ognuno pagava la sua stanza. Chi è benestante (o ha i genitori benestanti) ha una stanza più bella e chi invece è meno facoltoso ha una stanza più brutta, oppure addirittura non viene e basta.
Il punto della vacanza però è stare insieme. Quindi si sceglie una soluzione che vada bene a tutti, non la più costosa, ma neanche la peggiore in assoluto, e si divide la spesa. Così tutti partecipano e nessuno è escluso. Tutti spendono e il beneficio è duplice: risparmi e stai insieme alle amiche e agli amici.
Un abbonamento annuale allo stato
La definizione migliore delle tasse che ho trovato è frutto dei social network: le tasse sono il tuo abbonamento annuale al tuo Stato. Lo Stato è un gruppo vacanze gigante. Super organizzato, con mille regole, ma di base è un gruppo di persone organizzato per una vacanza. Tipo una crociera.
Le tasse sono il tuo abbonamento annuale allo Stato
Da solo non potresti neanche permetterti di fare un metro con una nave da crociera. Grazie allo Stato, non solo qualcuno l’ha costruita per te, ma tu e altre migliaia di persone potete salirci e farvi un giro su un’imbarcazione gigantesca, che di base è una città che naviga.
Si ma tutto questo chi lo paga?
Lo Stato fa un sacco di cose per i suoi cittadini. La prima, forse la più importante, li cura se sono malati. Gli ospedali, i medici, le visite mediche, le ambulanze e così via, sono una realtà talmente intessuta nel nostro quotidiano che non ci si fa quasi caso.
La preoccupazione di non ricevere cure non viene mai in mente a nessuno. Noi abbiamo diritto a ricevere cure mediche.
Mi spiego meglio: se sto male, lo Stato deve curarmi. Lo dice la Costituzione. Una delle cose più straordinarie è che non importa il motivo. Se io mi rompo una gamba di proposito, perché volevo provare la sensazione (non fatelo), lo Stato mi cura. Nella pratica, a curarmi non è ovviamente lo Stato in persona.
Lo fanno infermiere, infermieri e medici. Queste persone, però, devono vivere. Devono essere pagate per il fatto che mi curano. Non possono farlo solo per bontà d’animo. Altrimenti, loro mi curano ma poi non mangiano, non hanno una casa e così via.
Quindi bisogna retribuirli. Si ma devo farlo io che sono malato? No, ci pensa lo Stato. Quindi lo Stato mi cura nel senso che si occupa anche del lato economico delle mie cure.
La seconda cosa che fa lo Stato per noi è istruirci. Un tempo solo i ricchi potevano essere istruiti. Era un privilegio nobile, riservato a chi poteva permettersi un insegnante. Oggi, tutti possono e, fino a una certa età, devono ricevere un’istruzione. Ma chi retribuisce gli insegnanti? Ancora una volta, lo Stato.
C’è anche il privato, ma non per tutto (e tutti).
Ora occorre ampliare il discorso. Esistono cliniche mediche private così come esistono scuole private. Vero. Il fatto che un servizio sia dato dallo Stato non significa che le persone non possano offrire lo stesso servizio privatamente.
Ci sono poche cose che lo Stato fa per noi e che non sono offerte anche dal mercato libero.
Lo Stato ha (praticamente) l’esclusiva su aspetti particolarmente complessi come difendere i confini, i servizi segreti, fare le leggi e amministrare la giustizia. Il resto è molto probabile che siano beni o servizi offerti anche dai privati (ossia dalle persone comuni). Ma a che prezzo? A quello di mercato, ossia al prezzo che quella cosa vale
Scuole o cliniche private sono più onerose dei corrispondenti servizi pubblici e non tutti possono permettersele.
E veniamo al punto
Ma tutto questo lo Stato può permetterselo? Purtroppo, fino ad oggi, il nostro sistema economico si basa sul capitalismo. Per avere qualcosa devi pagarlo. Qualsiasi cosa sia. Non abbiamo ancora inventato un sistema migliore.
Lo Stato, per pagare tutto quello che fa per noi, ha bisogno di soldi e quei soldi li racimola principalmente con le tasse. Tramite le imposte ognuno di noi mette la sua quota per tutti, e dico tutti, i servizi che lo Stato da ai suoi cittadini.
Ogni anno, tutti noi (si spera) versiamo una quota allo Stato, facciamo colletta e con i soldi di tutti lo Stato paga quelle cose che rendono la vita migliore. Potremmo lamentarci e dire: “io quest’anno non sono stato male, non sono andato all’ospedale, perché dovrei pagare per l’ospedale che tanto non l’ho usato?”. Il motivo è semplice: l’ospedale era, è e sarà sempre lì per te. Anche quando non avrai i soldi per pagare le tasse che lo finanziano. Il risultato è che esiste un livello base di benessere di cui tutti godiamo, che non ci può essere tolto.
Il punto non è “do in base a quello che ricevo”. La logica è che ognuno partecipa in base a quanto può sostenere. Se ne hai bisogno, anche se hai partecipato poco alla spesa, comunque ricevi quello che lo Stato (noi) dà a tutti. Il ricco o il povero vengono curati alla stessa maniera. Il ricco e il povero verranno istruiti alla stessa maniera. L’autobus sarà lì, a quell’ora, e le strade saranno pulite e illuminate per il ricco e per il povero. Paghiamo le tasse per far sì che l’unione faccia davvero la forza.